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                <title>Paul Newman</title>

                <author>Vincenzo Cerami</author>
                <respStmt>
                    <resp>Codifica</resp>
                    <name>Lorenzo Geri</name>
                    <name>Simone Onofri</name>
                    <name>Sara Santorsa</name>
                    <name>Daniele Silvi</name>
                    <name>Marcello Vicidomini</name>
                </respStmt>
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            <publicationStmt>
                <publisher>Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Roma Tre. </publisher>
                <pubPlace>Roma</pubPlace>
                <date>2006</date>
            </publicationStmt>
            <seriesStmt>
                <title>Digital Variants</title>
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                    <title>Paul Newman</title>
                    <author>Vincenzo Cerami</author>

                    <editor/>
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                    <date/>
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                <language id="codice">italiano</language>

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                <date>29-04-2006</date>
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                    <name>Marcello Vicidomini</name>
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                <item>Codifica del racconto apparso sul Messaggero</item>
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                <head>Una zitella moderna di Vincenzo Cerami</head>

                <p>Trentasei anni, elegante, molto ben fatta, di piglio sicuro e fare spregiudicato,
                    dirigente d'azienda. Quasi vergine. Si chiamava Patrizia Zampa. Abitava in un
                    appartamento molto femminile nel centro del centro della città. Già in primavera
                    cominciava a prendere il sole in terrazza spalmandosi di creme idratanti e
                    profumate. Frequentava regolarmente l'istituto di bellezza, una volta per i
                    massaggi, un'altra per la depilazione, un'altra per la cura del viso. Mangiava
                    carote, cetrioli, yogurt e carne bianca. Gli amici maschi ne avevano una certa
                    soggezione e nessuno di loro poteva vantarsi di aver avuto con Patrizia neanche
                    una larva di avventura. Quasi tutti erano convinti che Patrizia i suoi amori
                    andava ad inseguirli altrove, in un mondo a loro lontano e sconosciuto e del
                    quale la donna non faceva volutamente menzione. Come se avesse deciso di
                    separare la sua vita in due: una parte pubblica e una privatissima. Di qua
                    rapporti solari d'amicizia, di lavoro e di scambi intellettuali; di là slanci
                    irrazionali, tenebrosi, fughe nel sesso. Non pochi amici avrebbero preferito
                    stare dall'altra parte per godersi quanto Patrizia aveva di meglio e per
                    risparmiarsi nello stesso tempo alcune sue fredde tiritere sulle cose del mondo.
                    Ma tant'è: col tempo si erano abituati ad ascoltarla senza gettarle più gli
                    occhi addosso. Patrizia sapeva che i suoi amici immaginavano di lei cose
                    inaudite, ma li lasciava fare perché tanto mistero creava intorno a lei
                    interesse e un'inquietudine in fondo divertente. Si disturbava invece quando
                    quelli, dimentichi del fatto che lei era donna, talvolta si lasciavano
                    cameratescamente andare in apprezzamenti pesanti verso qualche bella ragazza di
                    passaggio.</p>
                <p>Ma un bel giorno nell'ufficio della dottoressa Zampa entrò un giovane bello come
                    il Paul Newman dei tempi d'oro. Un ingegnerino timido ma dallo sguardo
                    penetrante, capace di far sentire nuda una donna in pelliccia. Era stato assunto
                    dall'azienda e stava facendo il giro dei dirigenti. Patrizia tremò tutta.
                    L'unica volta che veva provato un turbamento del genere era stato quell'unica
                    altra volta, tanti, tantissimi anni prima, in cui un ragazzo era riuscito a
                    spogliarla nello squallido locale dei cassoni del condominio. Aldo, il
                    bell'ingegnere, si accorse subito del lieve smarrimento della bella dottoressa,
                    ma non volle incoraggiarlo. La salutò sbrigativamente e se ne andò. La parte più
                    segreta di Patrizia, quella che anche lei poco conosceva e in genere dominava,
                    restò scombussolata da quell'incontro. Ma lei non volle approfondire, doveva
                    rivedere quel giovane che era riuscito a muoverle dentro sentimenti che stavano
                    fermi da anni come montagne. Di lì a meno di una settimana riuscì a farsi
                    invitare a cena nel più esclusivo ristorante della città.</p>
                <p>Aldo non la conosceva e l'idea che se n'era fatto non prevedeva certo una donna
                    cerebrale e così zeppa di idee chiare sul mondo. Al contrario quella ragazza gli
                    appariva moderna e disinvolta, un tipo che non stava troppo a sottilizzare anche
                    sui piccoli piaceri della vita. Era bella, dotata di una ben visibile carica di
                    sensualità; e libera da impegni sentimentali. In più, dopo la cenetta allegra in
                    cui tutti e due s'erano sentiti a loro agio, lei l'aveva invitato a salire su in
                    casa per un ultimo bicchierino. Tutto lasciava prevedere che avrebbero concluso
                    insieme, sotto le stesse lenzuola, quella serata indimenticabile.</p>
                <p>E Patrizia, forse senza confessarselo così apertamente, aveva la stessa
                    convinzione; quell'ultimo bicchierino avrebbe spogliato entrambi di ogni residua
                    esitazione e anche degli abiti. Ma mentre per Paul Newman cominciare a
                    spogliarsi significava semplicemente sbottonarsi, per la bellissima ed esitante
                    Patrizia Zampa voleva dire prendere a picconate quelle montagne di immobilità
                    che si portava dentro da sempre. Eccola allora prendere involontariamente
                    prendere una posizione di difesa travestendosi da donna sicura e spregiudicata.
                    Fu proprio lei ad introdurre l'argomento dell'erotismo, e ne parlava come se si
                    trattasse di un programma dei computer. Senza reticenze diceva a quel ragazzo
                    quanto lei detestasse quegli uomini troppo aggressivi, che nei momenti fatidici
                    manipolano la donna come più fa piacere a loro, del tutto sordi ai sentimenti e
                    ai trasporti femminili e che spesso, addirittura, la coprono di insulti per
                    sentirsi più maschi. Aldo non poteva che essere d'accordo e intanto, dentro di
                    sé, si diceva: «Nel caso, mi raccomando, fa' le cose con calma, sta' zitto e non
                    essere prepotente come al solito!». Ma non finì di farsi queste raccomandazioni
                    perché Patrizia cominciò ad inveire anche contro quegli uomini che non fanno
                    niente, che se ne stanno lì ad aspettare che la donna prenda le iniziative. «Un
                    uomo del genere -diceva lei- non si cura per niente del piacere della donna.
                    Tutto gli è dovuto. Per lui la donna non è che una geisha, una semplice fonte di
                    piacere!» E anche dopo questo Aldo non poteva fare altro che sì con la testa. E
                    intanto dava istruzioni a se stesso, nell'eventualità fosse finito a letto con
                    Patrizia, di non starsene lì con le mani in mano e gli occhi chiusi come un
                    baccalà.</p>
                <p>Mandarono giù un altro sorso e lei riattaccò: "I peggiori, poi, sono quegli
                    uomini che vogliono mostrare di essere più maschi di tutti trascinando le cose
                    per le lunghe. Quelli che per raggiungere il piacere possono star lì anche due
                    ore. Sono disgustosi e patetici. Non fanno altro che dire alla donna: guarda
                    quanto sono bravo! Il piacere che provano a mostrarsi bravi è superiore
                    all'amore stesso. E pessimo è quello che fa l'esatto contrario: ignorando
                    completamente che l'amore si fa in due, in quattro quattr'otto si libera del
                    problema e buonanotte. In men che nulla è tutto finito. Poi si fuma una
                    sigaretta e non vede l'ora di andarsene. Forse questo è il peggio di tutti,
                    perché una donna si sente completamente inutile."</p>
                <p>Nella testa di Aldo cominciò a svolazzare l'idea di lasciar perdere: gli era
                    difficile immaginarsi di poter evitare tutte quelle possibilità prospettate
                    dalla donna. Si diceva: "Sarai capace di non essere aggressivo e nemmeno troppo
                    baccalà? Sarai capace di non aprire bocca? Sarai capace di non tirarla per le
                    lunghe senza per questo fare troppo in fretta? Dovrai essere maschio ma non
                    molto; tenero misuratamente, aggressivo senza essere violento; non puoi essere
                    né sadico né masochista; e soprattutto non devi mai dimenticare che non sei
                    solo, ma con una donna che se ne intende più di te!" E mentre Aldo si perdeva in
                    questi pensieri, Patrizia Zampa continuava la sua rassegna degli erotismi
                    sbagliati. Adesso s'era addentrata nel gravoso problema della simultaneità del
                    piacere: "Un uomo e una donna non portanno dire di aver fatto all'amore se il
                    piacere ognuno l'ha provato per conto suo e in due momenti diversi".
                    Quest'ultima affermazione di Patrizia tagliò la testa al toro: Aldo cominciò a
                    guardare l'orologio. Poi, d'improvviso disse: "Invece di fare tante chiacchiere,
                    Patrizia, abbi il coraggio di confessare che fare all'amore non ti piace".
                    Patrizia restò qualche momento senza fiato: Aldo con una violenta manata aveva
                    mandato per aria tutto il suo bel castello di carte. Poi, in uno scoppio di
                    lacrime, menando pugni all'impazzata, si scagliò contro il giovane. Finalmente i
                    due corpi vennero a contatto e da quel contatto nacque l'amore. All'inizio fu un
                    po' brutale, poi, col passare delle ore, s'addolcì e durò fino alla mattina
                    dopo. Quando contro la finestra si accese la luce del giorno dopo i due
                    dormivano esausti. Quella notte che avevano passato insieme ne aveva viste di
                    tutti i colori: Aldo aveva recitato tutto il repertorio descritto da Patrizia,
                    era caduto in tutti gli errori che lei aveva previsto. Ma la somma finale di
                    tutti quegli errori regalò a Patrizia un sentimento nuovo, insieme di
                    liberazione e di beatitudine.</p>
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