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<TEI.2>
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            <titleStmt>

                <title>Paul Newman</title>

                <author>Vincenzo Cerami</author>
                <respStmt>
                    <resp>Codifica</resp>
                    <name>Lorenzo Geri</name>
                    <name>Simone Onofri</name>
                    <name>Sara Santorsa</name>
                    <name>Daniele Silvi</name>
                    <name>Marcello Vicidomini</name>
                </respStmt>
            </titleStmt>
            <publicationStmt>
                <publisher>Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Roma Tre. </publisher>
                <pubPlace>Roma</pubPlace>
                <date>2006</date>
            </publicationStmt>
            <seriesStmt>
                <title>Digital Variants</title>
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                <bibl>

                    <title>Paul Newman</title>
                    <author>Vincenzo Cerami</author>

                    <editor/>
                    <publisher/>
                    <pubPlace/>
                    <date/>
                </bibl>
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                <language id="codice">italiano</language>

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            <change>
                <date>28-04-2006</date>
                <respStmt>
                    <name>Marcello Vicidomini</name>
                </respStmt>
                <item>Codifica delle correzioni d'autore sul dattiloscritto (II versione)</item>
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            <div1>
                <head>PAUL NEWMAN</head>

                <p>Elegante, molto ben fatta, di piglio sicuro e modi spregiudicati, dirigente
                    d'azienda. <del rend="tratto a matita">Quasi vergine.</del> Si chiamava
                    Patrizia. Abitava in un appartamento molto femminile nel centro del centro della
                    città. Già in primavera cominciava a prendere il sole in terrazza spalmandosi di
                    creme idratanti e profumate. Frequentava regolarmente l'istituto di bellezza,
                    una volta per i massaggi, un'altra per la depilazione, un'altra per la cura del
                    viso. Mangiava carote, cetrioli, yogurt e carne bianca. Gli amici maschi ne
                    avevano una certa soggezione e nessuno di loro poteva vantarsi di aver avuto con
                    Patrizia una larva di avventura. Quasi tutti erano convinti che lei i suoi amori
                    andava ad inseguirli altrove, in un mondo a loro lontano e sconosciuto e del
                    quale la donna non faceva volutamente menzione. Come se avesse deciso di
                    separare la sua vita in due: una parte pubblica e una privatissima. Di qua
                    rapporti solari d'amicizia, di lavoro e di scambi intellettuali; di là slanci
                    irrazionali, tenebrosi, fughe notturne nel sesso. non pochi <del
                        rend="tratto a matita">amici</del> avrebbero preferito stare dall'altra
                    parte per godersi quanto Patrizia aveva di meglio e per risparmiarsi alcune sue
                    fredde tiritere sulle cose del mondo. Ma tant'è : col tempo si erano abituati ad
                    ascoltarla senza gettarle più gli occhi addosso. Patrizia sapeva che i suoi
                    amici immaginavano di lei cose inaudite, ma li lasciava fare perché tanto
                    mistero le creava intorno interesse e un'inquietudine in fondo divertente. Si
                    disturbava invece quando quelli, dimentichi del fatto che lei era <del
                        rend="tratto a matita">una</del> donna, talvolta si lasciavano
                    cameratescamente andare in apprezzamenti pesanti verso <del
                        rend="tratto a matita">amici</del>
                    <add place="infralinear">una</add> ragazza di passaggio.</p>
                <p>Ma un bel giorno nell'ufficio di Patrizia entrò un giovane che somigliava a<add
                        place="inline">l</add> Paul Newman dei tempi d'oro. Un ingegnerino timido ma
                    dallo sguardo penetrante, capace di far sentire nuda una donna in pelliccia. Era
                    stato assunto dall'azienda e stava facendo il giro dei dirigenti. Patrizia tremò
                    tutta. <del rend="tratto a matita">L'unica volta che</del>
                    <del rend="lettera sovrascritta a matita">a</del><add place="inline">A</add>veva
                    provato un turbamento del genere <del rend="tratto a matita">era stato
                        quell'unica altra</del>
                    <add place="superlinear">solo quella</add> volta, tanti, tantissimi anni prima,
                    in cui un ragazzo era riuscito a spogliarla nello squallido locale dei cassoni
                    del condominio. Aldo, il bell'ingegnere, si accorse subito del lieve smarrimento
                    della bella dottoressa, ma non volle <del rend="tratto a matita">incoraggiarlo</del>
                    <add place="right">sottolinearlo</add>. La salutò sbrigativamente e se ne andò.
                    La parte più segreta di Patrizia, quella che anche lei poco conosceva e in
                    genere dominava, restò scombussolata da quell'incontro. <del
                        rend="tratto a matita">ma lei non volle approfondire, doveva rivedere quel
                        giovane che era riuscito a muoverle dentro sentimenti che stavano fermi da
                        anni.</del></p>
                <p>Dopo appena una settimana riuscì a farsi invitare a cena nel più esclusivo
                    ristorante della città.</p>
                <p>Aldo non la conosceva e l'idea che se n'era fatto non prevedeva certo una donna
                    cerebrale e così zeppa di idee chiare sul mondo. Comunque era dotata di una <del
                        rend="tratto a matita">ben visibile</del>
                    <add place="right">manifesta</add> carica di sensualità; e libera da impegni
                    sentimentali. In più, dopo la cenetta allegra in cui tutti e due s'erano sentiti
                    a loro agio, lei l'aveva invitato a salire su in casa per un ultimo bicchierino.
                    Tutto lasciava prevedere che avrebbero concluso insieme, <del
                        rend="tratto a matita">sotto lenzuola,</del> quella serata indimenticabile.</p>
                <p><del rend="tratti diagonali a matita">E Patrizia, forse senza confessarselo
                        apertamente, aveva la stessa convinzione: quell'ultimo bicchierino avrebbe
                        spogliato entrambi di ogni residua esitazione e anche degli abiti.</del> Fu
                    proprio lei ad introdurre l'argomento dell'erotismo, e ne parlava come se si
                    trattasse di un programma del computer. Senza reticenze diceva a quel ragazzo
                    quanto lei detestasse gli uomini troppo aggressivi, che nei momenti fatidici
                    manipolano la donna a loro piacere, del tutto sordi ai sentimenti e ai trasporti
                    femminili e che addirittura, spesso, la coprono di insulti per sentirsi più
                    maschi. Aldo non poteva che essere d'accordo e intanto, dentro di sé, si diceva:
                    "Nel caso, mi raccomando, fa' le cose con calma, sta' zitto e non essere
                    prepotente come al solito!". Ma non finì di farsi queste raccomandazioni<add
                        place="inline">,</add>
                    <del rend="tratto a matita">perché</del>
                    <add place="superlinear">che</add> Patrizia cominciò ad inveire anche contro
                    quegli uomini che non fanno niente, che se ne stanno lì ad aspettare che la
                    donna prenda le iniziative. "Un uomo del genere -diceva lei- non si cura per
                    niente del piacere della donna. Tutto gli è dovuto. Per lui la donna non è che
                    una gheis<del rend="lettera sovrascritta a matita">h</del><add
                        place="superlinear">a</add>a, una semplice fonte di piacere!" E <del
                        rend="tratto a matita">anche dopo questo</del> Aldo faceva sì con la testa.
                    E nello stesso tempo dava istruzioni a se stesso, nell'eventualità fosse finito
                    a letto con Patrizia, di non starsene lì con le mani in mano e gli occhi chiusi
                    come un baccalà.</p>
                <p>Mandarono giù un altro sorso e lei riattaccò: "I peggiori, poi, sono quegli
                    uomini che vogliono mostrare di essere più maschi di tutti trascinando le cose
                    per le lunghe. Quelli che per raggiungere il piacere possono star lì anche due
                    ore. Sono disgustosi e patetici. Non fanno altro che dire alla donna: guarda
                    quanto sono bravo! Il piacere che provano a mostrarsi bravi è superiore
                    all'amore stesso. E pessimo è quello che fa l'esatto contrario: ignorando
                    completamente che l'amore si fa in due, in quattro quattr'otto si libera del
                    problema e buonanotte. In men che nulla è tutto finito. Poi si fuma una
                    sigaretta e non vede l'ora di andarsene. Forse questo è il peggiore di tutti,
                    perché una donna si sente completamente inutile.</p>
                <p>Nella testa di Aldo cominciò a svolazzare l'idea di lasciar perdere. Si diceva:
                    "Sarai capace di non essere aggressivo e nemmeno troppo baccalà? Sarai capace di
                    non aprire bocca? Sarai capace di non tirarla per le lunghe senza per questo
                    fare troppo in fretta? Dovrai essere maschio ma non molto; tenero misuratamente,
                    aggressivo senza essere violento; non puoi essere né sadico né masochista; e
                    soprattuto non devi mai dimenticare che non sei solo, ma con una donna che sa il
                    fatto suo!" E mentre Aldo si perdeva in questi pensieri, Patrizia continuava la
                    sua rassegna degli erotismi sbagliati. Adesso s'era addentrata nel gravoso
                    problema della simultaneità del piacere: "Un uomo e una donna non potranno dire
                    di aver fatto all'amore se il piacere ognuno l'ha provato per conto suo, in due
                    momenti diversi". Quest'ultima affermazione di Patrizia tagliò la testa al toro:
                    Aldo cominciò a guardare l'orologio. Si alzò in piedi.</p>
                <p>Gli ultimi minuti di quella piacevole serata <del rend="tratto a matita">i due</del>
                    <add place="superlinear">a due</add> li trascorsero parlando dell'azienda, del
                    suo presente difficile e delle diverse prospettive di sviluppo. E così, il
                    giorno dopo, Aldo finì nel novero degli amici d'ufficio. E in poco tempo, agli
                    occhi di Patrizia, perse la sua incredibile somiglianza con Paul Newman.</p>
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