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                <title>Paul Newman</title>

                <author>Vincenzo Cerami</author>
                <respStmt>
                    <resp>Codifica</resp>
                    <name>Lorenzo Geri</name>
                    <name>Simone Onofri</name>
                    <name>Sara Santorsa</name>
                    <name>Daniele Silvi</name>
                    <name>Marcello Vicidomini</name>
                </respStmt>
            </titleStmt>
            <publicationStmt>
                <publisher>Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Roma Tre. </publisher>
                <pubPlace>Roma</pubPlace>
                <date>2006</date>
            </publicationStmt>
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                <title>Digital Variants</title>
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                    <title>Paul Newman</title>
                    <author>Vincenzo Cerami</author>

                    <editor/>
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                    <date/>
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                <language id="codice">italiano</language>

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                <date>29-04-2006</date>
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                    <name>Marcello Vicidomini</name>
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                <item>Codifica del racconto apparso nel volume La gente, Einaudi, Torino,
                1993</item>
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                <head>Paul Newman</head>

                <p>Elegante, molto ben fatta, di piglio sicuro e modi spregiudicati, dirigente
                    d'azienda. Si chiamava Patrizia. Abitava in un appartamentino molto femminile
                    nel centro del centro della città. Già in primavera cominciava a prendere il
                    sole in terrazza spalmandosi di creme idratanti e profumate. Frequentava
                    regolarmente l'istituto di bellezza, una volta per i massaggi, un'altra per la
                    depilazione, un'altra per la cura del viso. Mangiava carote, cetrioli, yogurt e
                    carne bianca. Gli amici maschi ne avevano una certa soggezione e nessuno di loro
                    poteva vantarsi di aver avuto con Patrizia una larva di avventura. Quasi tutti
                    erano convinti che lei i suoi amori andava ad inseguirli altrove, in un mondo
                    lontano e sconosciuto e del quale la donna non faceva volutamente menzione. Come
                    se avesse deciso di separare la sua vita in due: una parte pubblica e una
                    privatissima. Di qua rapporti solari d'amicizia, di lavoro e di scambi
                    intellettuali; di là slanci irrazionali, tenebrosi, fughe notturne nel sesso.
                    Non pochi avrebbero preferito stare dall'altra parte per godersi quanto Patrizia
                    aveva di meglio e per risparmiarsi alcune sue fredde tiritere sulle cose del
                    mondo. Ma tant'è: col tempo si erano abituati ad ascoltarla senza gettarle più
                    gli occhi addosso. Patrizia sapeva che i suoi amici immaginavano di lei cose
                    inaudite, ma li lasciava fare perché tanto mistero le creava intorno interesse e
                    un'inquietudine in fondo divertente. Si disturbava invece quando quelli,
                    dimentichi del fatto che lei era donna, talvolta si lasciavano cameratescamente
                    andare in apprezzamenti pesanti verso una ragazza di passaggio.</p>
                <p>Ma un bel giorno nell'ufficio di Patrizia entrò un giovane che somigliava al Paul
                    Newman dei tempi d'oro. Un ingegnerino timido ma dallo sguardo penetrante,
                    capace di far sentire nuda una donna in pelliccia. Era stato assunto
                    dall'azienda e stava facendo il giro dei dirigenti. Patrizia tremò tutta. Aveva
                    provato un turbamento del genere solo quella volta, tanti, tantissimi anni
                    prima, in cui un ragazzo era riuscito a spogliarla nello squallido locale dei
                    cassoni del condominio. Aldo, il bell'ingegnere, si accorse subito del lieve
                    smarrimento della bella dottoressa, ma non volle sottolinearlo. La salutò
                    sbrigativamente e se ne andò. La parte più segreta di Patrizia, quella che anche
                    lei poco conosceva e in genere dominava, restò scombussolata da quell'incontro.</p>
                <p>Dopo appena una settimana riuscì a farsi invitare a cena nel più esclusivo
                    ristorante della città.</p>
                <p>Aldo non la conosceva e l'idea che se n'era fatto non prevedeva certo una donna
                    cerebrale e zeppa di giudizi così chiari sul mondo. Comunque era dotata di una
                    manifesta carica di sensualità; e libera da impegni sentimentali. In più, dopo
                    la cenetta allegra in cui tutti e due s'erano sentiti a loro agio, lei l'aveva
                    invitato a salire su in casa per un ultimo bicchierino. Tutto lasciava prevedere
                    che avrebbero concluso insieme quella serata indimenticabile.</p>
                <p>Fu proprio lei ad introdurre l'argomento dell'erotismo, e ne parlava come se si
                    trattasse di un programma del computer. Senza reticenze diceva a quel ragazzo
                    quanto lei detestasse gli uomini troppo aggressivi, che nei momenti fatidici
                    manipolano la donna a loro piacere, del tutto sordi ai sentimenti e ai trasporti
                    femminili e addirittura la coprono di insulti per sentirsi più maschi. Aldo non
                    poteva che essere d'accordo e intanto, dentro di sé, si diceva: «Nel caso, mi
                    raccomando, fa' le cose con calma, sta' zitto e non essere prepotente come al
                    solito!». Ma non finì di farsi queste raccomandazioni che Patrizia cominciò ad
                    inveire anche contro quegli uomini che non fanno niente, che se ne stanno lì ad
                    aspettare che la donna prenda le iniziative. - Un uomo del genere, - diceva lei,
                    - non si cura per niente del piacere della donna. Tutto gli è dovuto. Per lui la
                    donna non è che una geisha, una semplice fonte di piacere! - E Aldo faceva sì
                    con la testa. E nello stesso tempo dava istruzioni a se stesso, nell'eventualità
                    fosse finito a letto con Patrizia, di non starsene con le mani in mano e gli
                    occhi chiusi come un baccalà.</p>
                <p>Mandarono giù un altro sorso e lei riattaccò: - I peggiori, poi, sono quegli
                    uomini che vogliono mostrare di essere i più maschi di tutti trascinando le cose
                    per le lunghe. Quelli che per raggiungere il piacere possono star lì anche due
                    ore. Sono disgustosi e patetici. Non fanno altro che dire alla donna: guarda
                    quanto sono bravo! Il piacere che provano a mostrarsi bravi è superiore
                    all'orgasmo stesso. E pessimo è quello che fa l'esatto contrario: ignorando
                    completamente che l'amore si fa in due, in quattro e quattr'otto si libera del
                    problema e buonanotte. In men che nulla è tutto finito. Poi si fuma una
                    sigaretta e non vede l'ora di andarsene. Forse questo è il peggiore di tutti,
                    perché una donna si sente completamente inutile.</p>
                <p>Nella testa di Aldo cominciò a svolazzare l'idea di lasciar perdere. Si diceva:
                    «Sarai capace di non essere aggressivo e nemmeno troppo baccalà? Sarai capace di
                    non aprire bocca? Sarai capace di non tirarla per le lunghe senza per questo
                    fare troppo in fretta? Dovrai essere maschio ma non molto; tenero misuratamente,
                    aggressivo senza essere violento; non puoi essere né sadico né masochista; e
                    soprattuto non devi mai dimenticare che non sei solo, ma con una donna che sa il
                    fatto suo!» E mentre Aldo si perdeva in questi pensieri, Patrizia continuava la
                    sua rassegna degli erotismi sbagliati. Adesso s'era addentrata nel gravoso
                    problema della simultaneità del piacere: - Un uomo e una donna non potranno dire
                    di aver fatto all'amore se il piacere ognuno l'ha provato per conto suo, in due
                    momenti diversi -. Quest'ultima affermazione di Patrizia tagliò la testa al
                    toro: Aldo cominciò a guardare l'orologio. Si alzò in piedi.</p>
                <p>Gli ultimi minuti di quella piacevole serata a due li trascorsero parlando
                    dell'azienda, del suo presente difficile e delle diverse prospettive di
                    sviluppo. E così, il giorno dopo, Aldo finì nel novero degli amici d'ufficio. E
                    in poco tempo, agli occhi di Patrizia, perse la sua incredibile somiglianza con
                    Paul Newman.</p>
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